Leasing Traslativo

Fino quasi agli anni '90, la maggioranza delle societá di leasing proponevano un contratto la cui risoluzione per inadempimento da parte dell'utilizzatore prevedeva la restituzione del bene, il pagamento a titolo di penale delle rate scadute insolute, di quelle a scadere e del prezzo di riscatto.
Il cosiddetto cumulo di utilitá delle societá di leasing apparí ad un certo punto tanto iniquo da causare un numero altissimo di citazioni in giudizio.

La totalitá delle sentenze finí con una condanna a scapito delle societá di leasing per arricchimento ingiustificato rispetto alle originarie aspettative di profitto.
Da allora nacque una nuova figura di Leasing, detto Leasing Traslativo, per differenziare il leasing con prevalente funzione di scambio accanto a quella tradizionale di godimento.

Anche la Giurisprudenza si adeguó in pochissimo tempo, iniziando ad applicare al leasing traslativo la disciplina della risoluzione della vendita con riserva della proprietŕ di cui all'articolo 1526 del codice civile.
Fu cosí che in men che non si dica, le societá di leasing rimodularono il tenore dei loro contratti, inserendo la decurtazione dall'importo dovuto per inadempimento da parte dell'utilizzatore, del valore residuo di rivendita del bene.

Bisogna comunque dire che un pur minimo numero di sentenze furono contrarie alla clausola che obbligava le societŕ di leasing a decurtare, dal loro credito complessivo, il valore residuo ricavato dal bene restituito dall’utilizzatore.
Questa situazione persiste ancora oggi, nonostante alcuni fatti, come la modifica della cosiddetta Legge fallimentare, abbia rimodellato la natura giuridica del contratto di leasing, attribuendo una preminente causa di finanziamento in funzione di godimento.



Vediamo cosa si intende al giorno d'oggi per Leasing Traslativo. Le Sezioni Unite, con sentenza n. 65 del 1993, hanno individuato e distinto due figure contrattuali: leasing traslativo e leasing di godimento.
Si parla di leasing traslativo quando il bene in leasing conservi, alla scadenza del contratto, un valore residuo superiore al valore deciso per il riscatto e quando siano presenti canoni che vadano a scontare anche una piccola quota del costo del possibile acquisto.

Insomma, se la concessione in godimento del bene assume una funzione secondaria rispetto al primario interesse di trasferimento della proprietŕ del bene al termine del contratto, allora si parla di Leasing traslativo.
Ció che caratterizzerebbe il contratto di leasing traslativo risulterebbe quindi l’idoneitŕ del godimento temporaneo del bene da parte dell'utilizzatore ad esaurire la funzione economica del bene stesso.

In questo caso inoltre, la durata del contratto di leasing sarebbe prestabilita solo in funzione del trasferimento posteriore del bene e della rateizzazione del prezzo di acquisto.

Per capire di che tipo di leasing si tratti, bisogna quindi chiedersi se, in base a quanto deciso tra le parti, il bene concesso in leasing esaurisca o no la potenzialitŕ di cui erano capace nel periodo di durata del contratto.
In caso di inadempimento da parte del consumatore quindi, si possono applicare per via analogica le disposizioni previste dall’articolo 1526 del codice civile: l’utilizzatore, sempre che restituisca il bene, potrá vedersi restituite le rate versate, mentre la societá leasing potrá richiedere un equo compenso per l’uso dei beni ed ovviamente una somma a titolo di risarcimento del danno.

Bisogna comunque dire che parte della giurisprudenza vorrebbe eliminare la distinzione tra leasing traslativo e di godimento, ed affermare il principio per cui il concedente ha sempre il diritto alla restituzione integrale del finanziamento ed alla riconsegna del bene nonché, nel caso in cui il valore del bene al momento della risoluzione sia inferiore a quello iniziale, al mantenimento in tutto o in parte delle quote di capitale giŕ pagate ed addirittura al pagamento degli interessi corrispettivi e moratori sulle quote capitale delle rate scadute.

Al di lá di tutto, la maggioranza dei giuristi risulta ormai a favore della distinzione tra le due figure di leasing.
Nel leasing di godimento l’utilizzazione del bene da parte del concessionario si inquadra in una funzione di finanziamento a scopo di godimento del bene per la durata del contratto.
Le rate versate sono viste come corrispettivo del godimento della cosa.

L’interesse principale dell’utilizzatore č quello di sfruttare il bene stesso, senza spendere cifre rilevanti, fino alla sua quasi inutilizzabilitá.
Il valore residuale del bene sará a quel punto minimo, cosí come il prezzo di riscatto.
Al contrario, nel leasing traslativo, allo scadere del contratto le due parti sanno che il bene conserva ancora inalterata o quasi, la sua utilizzabilitá, per cui, il valore di riscatto risulta ancora rilevante.

Il fatto che la proprietá risulti ancora in capo alla societá di leasing, ha il solo scopo di garanzia per la riscossione di tutti i canoni.
Il leasing traslativo deve quindi essere soggetto alla disciplina della vendita con riserva di proprietŕ, di cui all'articolo 1526 del Codice civile.

L’utilizzatore che non adempia i suoi obblighi, una volta restituito il bene, ha quindi diritto alla restituzione delle rate riscosse, mentre la societá concedente ha diritto ad un equo compenso per l'utilizzo del bene ed al risarcimento del danno.

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